La decisione di accogliere nella nostra casa un animale è un atto nobile e molto intelligente, poiché ci rende la vita molto più bella in compagnia di una creatura a noi grata.

Quando decidiamo di adottare un cane, gatto, o altro animale come dobbiamo comportarci?

Se ci si affida ad una associazione di volontariato che si occupa di trovare ricovero sicuro a “cerca famiglia”, solitamente viene effettuato il così detto controllo pre e posto affido, al fine di verificare l’idoneità dell’adottante e, una volta in casa, lo stato di benessere del nuovo arrivato.

In questi casi è possibile che l’associazione faccia compilare un modulo, mediante il quale l’adottante si impegna ad aggiornare i volontari sullo stato del canegatto (o degli altri animali) e di provvedere a tutte le cure necessarie.

Prassi quest’ultima molto corretta al fine di garantire all’animale affidato una vita sicura e non lasciarlo in mani sbagliate.

Altro adempimento eventuale, seppur non obbligatorio per legge ma “contrattualmente” possibile, è l’obbligo di provvedere alla sterilizzazione del nuovo membro di famiglia.

Questo “dovere” viene inserito nel modulo che l’adottante sottoscrive e, in tal modo, contrattualmente si impegna a provvedere, a proprie spese, entro un certo termine alla sterilizzazione del’animale. La finalità di tale impegno è prevista per sconfiggere il fenomeno del randagismo: molti cani e gatti cercano casa e, per svuotare i rifugi è inutile far riprodurre i relativi animali affidati a privati.

Un adempimento obbligatorio per legge consiste nella modifica dell’intestazione del microchip al cane, una volta ottenuta la cessione definitiva.

Con legge nazionale n. 28191, applicata da ogni singola regione con propria disposizione normativa, è obbligatorio apporre il microchip ad ogni cane, anche a quelli ospitati nei rifugi, per munire il quattro zampe di una la carta di identità.

In caso di cessione sia gratuita che a titolo oneroso, deve essere comunicato il cambio dell’intestatario all’anagrafe canina regionale, in caso di trasgressione sono previste sanzioni pecuniarie.

L’adozione internazionale

Passiamo ora all’adozione internazionale: in paesi a noi vicini, come per esempio Spagna (Catalogna esclusa) Croazia, Romania ecc., viene prevista l’eutanasia per canigatti randagi e appartenenti a privati ma non reclamati entro un certo termine.

Per questo motivo, molte associazioni come gruppi di privati volontari si attivano organizzando delle vere e proprie staffette salva vita, portando gli animali in Italia per trovare casa sicura o un rifugio in attesa di adozione.

L’animale proveniente dall’estero, per legge, sulla base di un Regolamento comunitario, deve essere provvisto di microchip e passaporto individuale.

Una volta arrivato in Italia e adottato, risulta necessario iscriverlo all’anagrafe regionale di competenza.

Le associazioni che organizzano le adozioni internazionali, generalmente, richiedono un contributo economico per supportare le spese di trasporto, quelle burocratiche e sanitarie necessarie per portare l’animale in Italia: si consiglia pertanto di ottenere precise informazioni prima di aderire alla richiesta di adozione.

Se invece si decide di rivolgersi ad una struttura pubblica per l’adozione di un cagnolino, si consiglia di fare diverse visite presso il rifugio gestito da volontari che, conoscendo bene i cani e la loro storia, potranno essere utili per aiutarvi a valutare la scelta migliore.

Il cane viene ceduto sempre con atto sottoscritto tra le parti mediante il quale si provvede alla modifica dell’intestazione del microchip.

Nelle strutture pubbliche, per quanto riguarda la sterilizzazione, generalmente cane e gatto sono già sterilizzati.

Abbiamo dato qualche basilare indicazione delle disposizioni che regolano le adozioni: ricordiamoci che la decisione di adottare un animale è un atto nobile ma deve essere attentamente ponderato perché deve durare tutta la vita!

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