Rimpiazzarli nella sperimentazione, Rifinirne (migliorarne) le condizioni di stabulazione e trattamento, Ridurne il numero impiegato. Di chi si parla? Degli animali utilizzati a fini scientifici, cioè gli animali “da esperimento”.

A tale argomento è stato dedicato il primo “Open Day delle 3Rs” in Italia, all’Università di Milano–Bicocca lo scorso sabato 31 ottobre, quasi esattamente a 8 anni dalla Direttiva Europea (recepita dall’Italia nel 2014), che ha il merito se non altro di avere portato — potenzialmente — a conoscenza di tutti i cittadini europei il principio delle 3Rs, cioè i principi enunciati ormai mezzo secolo fada Russel e Burch e che ora dovrebbero costituire l’impalcatura di riferimento di una sperimentazione animale che voglia dirsi etica, attenta al proclamato benessere degli animali. Il consideranda n. 2 della Direttiva, infatti, così recita: «il benessere degli animali è un valore dell’Unione sancito dall’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea [TFUE]».

Il convegno, che ha visto l’intervento di numerosi esperti del mondo accademico, della Commissione Europea, delle aziende e di centri di ricerca, «è stato fortemente voluto dall’Università di Milano-Bicocca con la Commissione Europea», come ha sottolineato Chiara Urani (Centro di Ricerca Universitario della Bicocca), che faceva gli onori di casa insieme a Laura Gribaldo (European Commission, Joint Research Centre) e che, per sottolineare la dimensione non solo scientifica, ha ripetutamente evocato Sara Casati del Comitato Etico dell’Università Bicocca, la quale per motivi di salute non ha potuto presentare la propria relazione dal titolo “Non è solo questione di scienza, ma anche di etica”.  

Si è trattato di «una giornata di divulgazione e di confronto scientifico, in formato “Open Day”, organizzata cioè nell’ottica di essere principalmente rivolta ai giovani (studenti e non solo), ma aperta a tutti, anche ai senior e al mondo dell’industria» ha continuato la prof. Urani, con «l’obiettivo di fornire un po’ una panoramica dei metodi che sono in uso, quindi anche le tecnologie un po’ più avanzate, che vanno nella direzione di colmare il gap, questo vuoto, che separa il modello sperimentale dall’essere umano» e anche di «presentare le interazioni della sperimentazione animale con i principi delle3R e anche tutti gli aspetti di natura etica presenti sia nell’ “uso dell’animale dove ancora non è possibile usare un’alternativa”, sia nell’uso di campioni umani.»

Attraverso gli interventi dei vari relatori, è stata presentata una panoramica dei metodi alternativi considerati nel senso ampio di sostituzione, riduzione e perfezionamento come espressi per la prima volta da Russell e Burch. Dunque anche modelli di Riduzione e di Rifinitura e non solo di sostituzione completa come invece è reclamato dai sostenitori di una scienza totalmente etica, senza ricorso agli animali.

Per cominciare, grande attenzione è stata data ai modelli delle culture cellulari in vitro e a come sono stati potenziati nel corso della loro evoluzione a partire da quelli originari in 2D, e poi in 3D; e successivamente attraverso il superamento dei modelli statici: con l’aggiunta di una quarta dimensione, il flusso: ovvero qualcosa che simuli la dinamicità dovuta al flusso del sangue in circolazione corporea; e con l’aggiunta di una quinta, ovvero la possibilità di studiare il crosstalk (l’interazione) fra tessuti, cioè di avere una risposta derivante dacross-modulazione. Esempi ne sono i organi su chip e bioreattori fluidici. Tali modelli in vitro avanzati sono stati illustrati da Arti Ahluwalia (Università di Pisa), fondatrice del Centro 3R in Italia. Inoltre, la capacità di questi strumenti avanzati di porsi al servizio di una ricerca veramente human-based, di rilevanza umana, sarà maggiore o minore a seconda della qualità e ancor più del tipo di cellule impiegate. Grandi aspettative nutriamo per i modelli d’ultima generazione, derivati da cellule staminali umane, tanto più promettenti quanto maggiore è la “potency” delle cellule impiegate (pluripotenti, multipotenti o totipotenti), quali sono stati illustrati da Francesca Pistollato (European Commission, Joint Research Centre).

Una carrellata dei metodi in silico (=silicio), ovvero l’approccio computazionale, lascia intuire che deve trattarsi di una risorsa fondamentale soprattutto per le aree tossicologiche più complesse, quali la tossicità sistemica, la sensibilizzazione cutanea e la carcinogenicità.

Anche qui si tratta di strumenti fortemente innovativi: modelli virtuali basati sui risultati esistenti delle prove di laboratorio (test in vivo e in vitro), che hanno definito i criteri e i modi con cui una sostanza potrebbe essere pericolosa nell’organismo e nell’ambiente. Tra i modelli in silico molto importante è il contributo delle strategie QSAR nell’identificazione e codifica dei meccanismi d’ azione e nello sviluppo di strategie alternative. I modelli QSAR, presentati dal team di Roberto Todeschini (Uni Bicocca) sono modelli matematici che correlano le proprietà fisiche e strutturali di una sostanza chimica ai suoi effetti biologici sulla salute umana.

Preliminare a tutto è però il recepimento e l’adesione ai principi delle 3R. Per questo dedico qui più spazio all’intervento di Laura Gribaldo dell’European Commission, Joint Research Centre, cui è andato il compito di dare ‘il la’ a tutti gli altri relatori, illustrandole origini e i concetti delle 3R.

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