Come mai quando si ricorre a colture in vitro si fa uso di cellule animali anziché ricorrere a cellule umane, che ci porterebbero a risultati più sicuri e più attendibili per la nostra specie?

«È scientifico solo ciò che è dimostrato tale. Fino a quando i modelli animali non saranno sottoposti ad un processo di validazione, e ne verrà dimostrata la validità scientifica in base ai criteri della Scienza del 2013, continuerò ad essere convinto che i modelli animali comportano rischi per la salute umana e ritardano il progresso scientifico »  Queste parole sono del dottor Stefano Cagno, uno dei massimi esponenti del movimento antivivisezionista scientifico e membro del consiglio direttivo di OSA (Oltre la Sperimentazione Animale), pronunciate al termine di una sua conferenza tenuta presso la sede dell’Ordine dei Medici di Reggio Emilia nel 2013.

In questo nostro percorso, abbiamo più volte sottolineato il fatto che il modello animale (così come denunciato dallo studio del British Medical Journal  del 2004 già citato in precedenza) continua ad essere utilizzato, come modello di studio per testare farmaci, sostanze chimiche e anche per studiare malattie tipiche dell’uomo, nonostante non ne sia mai stata dimostrata la validità scientifica.  In questi ultimi decenni si sono messi a punto dei metodi che non fanno uso di animali e che vengono definiti “metodi alternativi” al modello animale, anche se sarebbe molto più corretto definirli metodi sostitutivi in quanto dovrebbero andare a sostituire lo studio sull’animale là dove si sono dimostrati efficaci. Sono metodi scientifici, perché validati e anche più innovativi, quindi tecnologicamente più avanzati. In altri termini mentre la ricerca condotta su animali non è mai stata validata dalla scienza, i metodi sostitutivi vengono sottoposti a processo di validazione che può durare anni, prima di essere utilizzati. Chi sostiene la validità del modello animale afferma che questi metodi di ricerca vengono già utilizzati quotidianamente. Ma la questione cruciale è che non solo vengono usati poco o niente, ma non vengono incentivati né dal punto di vista formativo, né dal punto di vista economico e, cosa ancora più grave, NON SONO RESI OBBLIGATORI.

In altre parole, metodi scientificamente validi, innovativi, al passo con i tempi, non essendo incentivati, ma soprattutto non resi obbligatori, continuano a cedere il posto ad un metodo mai validato e che puzza di stantio, mettendo così seriamente a rischio la salute umana e l’ambiente. Il fatto che i metodi scientifici non siano stati resi obbligatori fa sì che la sperimentazione sull’animale non accenna a diminuire nonostante siano sempre più le tecniche che non ne fanno uso. Abbiamo più volte sottolineato quanto il modello animale si presti benissimo a dimostrare qualsiasi cosa e a ottenere il risultato che si vuole, basta cambiare specie animale, o ceppo di topo, oppure basta modificare le condizioni dell’ambiente dello stabulario.

In mano all’industria, quindi, una sostanza posta in esame potrà dare risultati positivi, dimostrandosi innocua per una determinata specie; la stessa sostanza, analizzata da ricercatori indipendenti, può risultare invece nociva, sempre per la stessa specie. I dati così ottenuti, essendo contrastanti, necessiteranno di ulteriori studi condotti su un’altra specie animale o su un ceppo diverso di topo, così passano gli anni e la sostanza in esame, potenzialmente nociva per l’uomo e/o l’ambiente, continua a circolare indisturbata. Questo è quello che si fa da decenni in campo tossicologico con la benedizione delle varie agenzie di regolamentazione messe a tutela della salute dei cittadini, ma null’affatto rispondenti a tale mandato, visto che in più occasioni ex dirigenti di industrie si trovano troppo spesso a farne parte al fine di autorizzare determinate sostanze, per poi rientrare nell’azienda d’origine con avanzamento di carriera spesso assicurato: il ben noto sistema delle “porte girevoli” , ben architettato e che funziona da sempre.

Un sistema così ben congeniato difficilmente viene messo in crisi, anche perché chiunque volesse dimostrare la nocività di alcune sostanze si trova davanti a un muro di difficile espugnazione. Un ricercatore che si dovesse ostinare a dimostrare  la nocività di una determinata sostanza, dichiarata innocua dal “Sistema”, rischia di essere screditato a vita e reso così inoffensivo. Ma c’è un’altra insidia insita nel fatto di volersi ostinare a usare animali per testare sostanze potenzialmente nocive per la salute e l’ambiente:  il fatto che con il modello animale non si arriverà mai a testare tutte le sostanze che circolano indisturbate nell’ambiente e che possono rappresentare un pericolo.

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