Enrico Moriconi, prima di essere il Garante dei Diritti Animali della Regione Piemonte è un medico veterinario di esperienza, più volte nominato quale consulente tecnico d’ufficio all’interno di mediatici processi per maltrattamento in danno di animali.

È, prima di ogni altra considerazione, una persona perbene, che svolge il proprio lavoro con autentica passione. Una passione —unita a competenza — che emerge dalle pagine di “Il Dolore degli innocenti” (edizioni Triskel), scritto con il prezioso contributo di Christiana Soccini, ricercatrice scientifica. 

Con questo libro, Moriconi pone un interrogativo che molti, per ragioni diverse, tendono a ignorare: gli animali provano le stesse sensazioni dolorose degli esseri umani di fronte ai danni che in diversa modalità e intensità vengo loro cagionati?

L’autore non lancia il sasso per poi ritrarre la mano che anzi rimane ben tesa quando parla di dolore inutile, quello cioè inferto agli animali e motivato da un supremo interesse umano che, oggi, rende inutile parlare di diritti degli animali. 

Quel supremo interesse umano che riduce l’attività legislativa, nazionale e internazionale, ad una attività di mediazione. Accettato il principio della sofferenza degli animali quella (la legislazione) si limita (solo) a gestirla indicando quei comportamenti da utilizzare affinché non si raggiungano eccessivi livelli di afflizione o strazio in danno degli animali stessi. Collegato al tema del dolore è quello relativo alla distanza tra animali e umani, così lontani e allo stesso tempo prossimi. Lontani sol pensando che i primi sono parificati a res inanimate. Prossimi perché da qualunque prospettiva si voglia analizzare il tema, non si può negare una differenza sul piano ontologico e naturalistico tra il concetto di res e quello di animale. Indagato speciale è, come detto, il dolore inferto agli animali, quello su base biologica e quello su base psicologica.

Entrambi confermati dalla scienza più evoluta.

Ma il dolore di cui si racconta in questo libro è quello dei c.d. animali minori, quelli che — complice anche il loro ambiente naturale (cielo e mare) — sono ancora più distanti dagli esseri umani. Per alcuni (i pesci) la lontananza sia fisica che psicologica, in termini non comunicabilità tra noi e loro (essendo muti) diventa siderale. 

Il libro contiene un interessante compendio di contributi scientifici tra i più autorevoli sul tema del dolore e prima ancora sulla struttura dell’apparato nervoso centrale e periferico degli animali, da quelli più noti (e amati) a quelli meno conosciuti (e dimenticati). 

L’autore considerare seriamente la capacità di percepire il dolore anche in capo ai secondi avvertendo il lettore che, se riconosciamo la sofferenza anche nei pesci come negli uccelli, non possiamo non ripensare le scelte umane (pesca, sperimentazione, acquari, allevamenti, spettacoli, circhi, zoo) perché queste inevitabilmente determinano, rallentano, eliminano o amplificano il dolore in danno degli animali.

Ma il ripensare queste determinazioni è una atto di stravolgimento del nostro attuale sistema economico. Possibile? Impossibile?Che ciascuno decida di stare da una parte o dall’altra. 

Con coerenza.

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