In seguito all’azione congiunta tra il Ministero della Salute e il Centro di Referenza Nazionale per gli IAA (CRN IAA), il 25 marzo 2015, con l’Accordo Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, sono state approvate le “Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli animali (IAA)” al fine di promuovere la ricerca, standardizzare i protocolli operativi e potenziare le collaborazioni tra diverse discipline professionali (scienze mediche e veterinarie in primis) in accordo ai principi promossi dalle politiche del One Health.

Le linee guida nazionali in materia di IAA non solo sono espressione del crescente interesse da parte della società civile rispetto ai benefici dovuti alla relazione uomo-animale, ma rappresentano il segnale della necessità di una maggiore informazione e comunicazione rispetto a questo ambito troppo spesso sottovalutato per un errato principio di improvvisazione.

Quando si parla di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), si fa riferimento a quell’insieme di interventi, noti con il termine generico di Pet Therapy, che prevedono il coinvolgimento di diverse specie animali in contesti differenti (i.e ospedali, carceri, scuole, fattorie sociali etc). Gli IAA sono rivolti ad alcune persone, sia sane che affette da disturbi della sfera psicofisica, cognitiva e neuromotoria, al fine di migliorarne la salute, il benessere e la qualità  della vita attraverso la mediazione dell’animale.

Gli IAA possono essere erogati sia da centri specializzati che da strutture non specializzate (ospedali, case di riposo, centri di accoglienza, scuole, aziende agricole etc.) e possono avere valenza terapeutica, riabilitativa, educativa e ludico-ricreativa; tale distinzione permette di dividere gli IAA in tre ambiti di intervento:

  • Terapie Assistite con gli Animali (TAA) a carattere terapeutico e strutturate “su misura” per persone con disturbi della sfera neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale.
  • Educazione Assistita con gli Animali (EAA), a valenza educativa utili a migliorare la qualità della vita delle persone implementandone risorse e potenzialità attraverso la relazione con l’animale.
  • Attività  Assistite con gli Animali (AAA) con finalità di tipo ludico-ricreativo attraverso la promozione di una corretta relazione uomo-animale.

Quando si parla di IAA, si fa riferimento, quindi, ad una materia multidisciplinare in cui diverse figure professionali, sanitarie e non, previa adeguata formazione, si riuniscono in una équipe di lavoro che prevede la presenza costante, per tutte le tre diverse declinazioni di intervento, del Medico Veterinario esperto in IAA e del coadiutore dell’animale co-terapeuta: il primo seleziona la specie animale e la coppia coadiutore/animale più adatta e si occupa della valutazione sanitaria e comportamentale dell’animale; il coadiutore, invece, prende in carico l’animale durante i singoli setting assumendosi la responsabilità di una corretta gestione della relazione interspecifica e operando in stretta collaborazione con il Medico Veterinario per un corretto monitoraggio degli aspetti comportamentali e sanitari dell’animale.

Per quanto riguarda le TAA, l’équipe è costituita anche da il Responsabile di progetto (un Medico specialista o uno Psicoterapeuta) che coordina il team nella definizione degli obiettivi e dal Referente di intervento (una figura professionale di area sanitaria o di documentata esperienza in relazione agli obiettivi del progetto) che prende in carico la persona durante il setting.

Per le EAA, invece, il Responsabile di progetto può essere un pedagogista, un educatore professionale, uno psicologo o uno psicoterapeuta, mentre il Referente di Intervento è una figura competente o di esperienza comprovata in ambito socio-sanitario, psicologico e/o educativo.

Ad oggi, tutte le figure sopra citate devono essere adeguatamente formate attraverso un percorso specifico che comprende un corso propedeutico, un corso base e un corso avanzato erogati dal CRN per gli IAA, dall’Istituto Superiore di Sanità , da Enti pubblici o privati accreditati dalle regioni o dalle province autonome di Trento e Bolzano. L’intero iter formativo deve essere completato in un arco di tempo non superiore ai quattro anni e prevede, al suo termine, il rilascio di una idoneità specifica agli IAA e l’inserimento, in base alla competenza acquisita, nella piattaforma web Digital pet -“ Elenchi nazionali I.A.A.

L’équipe di lavoro, chiaramente, comprende l’animale co-terapeuta. Gli animali coinvolti devono appartenere a specie domestiche sociali e pro-sociali e sono: il cane, il gatto, il coniglio, l’asino e il cavallo; di queste specie, solo singoli soggetti ritenuti potenzialmente idonei sono selezionati, formati e costantemente sottoposti a specifica valutazione sanitaria e comportamentale da parte del Medico Veterinario esperto in IAA. Come precisato dalle linee guida, non è consentito il coinvolgimento di animali con una anamnesi di abbandono e/o maltrattamento recenti oppure ospitati in canili o rifugio a meno che non seguano un percorso di rieducazione e socializzazione coordinato da un Medico Veterinario esperto in comportamento. Gli animali scelti per gli interventi devono essere adulti; le femmine non possono essere coinvolte durante la fase estrale, o gravidanza avanzata e lattazione.

Tutti gli animali che svolgono il ruolo di co-terapeuti devono essere sottoposti ad uno specifico percorso educativo di tipo non coercitivo finalizzato ad aumentare la pro-socialità , la motivazione e l’intesa con il coadiutore.

Tale percorso educativo, che coinvolge sia l’animale che il suo coadiutore, deve garantire uno sguardo etico sul soggetto animale coinvolto che va tutelato, non solo dal punto di vista sanitario e comportamentale, ma anche nel suo ruolo di mediatore della relazione interspecifica. L’animale co-terapeuta, infatti, è un protagonista attivo all’interno del setting riconosciuto e valorizzato nella sua soggettività  e nella sua “personalità ”. L’animale coinvolto, quindi, è formato per svolgere un compito preciso all’interno di un contesto altrettanto definito.

Negli ultimi decenni, gli IAA sono stati oggetto di interesse e dibattito sia nei contesti accademici che sul territorio nazionale ed internazionale. Gli effetti benefici di questi interventi sulla salute fisica e psicologica delle persone, sono stati confermati e validati scientificamente ormai da tempo, tanto da inserire la relazione uomo-animale tra i fattori determinanti la salute mentale delle persone (One Health Mission statement).

Ad oggi, però, pur avendo guadagnato un ruolo di supporto alle politiche di educazione e promozione sociale nonchè di prevenzione della salute delle persone (Beetz 2013, Komorosky&O’Neal 2015), la strada per il riconoscimento ufficiale degli IAA come vera e propria cura erogabile dal Sistema Sanitario Nazionale appare ancora come una strada lunga e difficoltosa. Infatti, sebbene l’interesse verso questo tipo di interventi sia nato e cresciuto grazie alla sensibilità della società civile attraverso una dinamica dal basso verso l’alto, attualmente le istituzioni si dimostrano ancora riluttanti alla promozione di questi interventi da parte del Sistema Sanitario, tanto che, attualmente gli IAA non risultano ancora rientranti nei LEA (livelli essenziali di assistenza).

In conclusione, c’è da sottolineare che se le politiche riguardanti questa materia lasciano ancora a desiderare, è pur vero che la realtà che emerge dal territorio, dai professionisti che operano in questo settore e dagli utenti coinvolti, ci racconta di un contesto ricco di aspetti meritevoli di approfondimento: gli IAA, infatti, sono processi che si innescano a partire dall’incontro dell’uomo con l’animale e che si basano su uno scambio emozionale tra specie. 

La relazione che si instaura progressivamente nel susseguirsi degli incontri di IAA è la perfetta espressione del concetto di reciprocità  che si innesca attraverso un meccanismo osmotico in grado di abbattere i limiti di specie per realizzare l’obiettivo di un benessere reciproco.

Ogni setting di IAA rappresenta un luogo di incontro dell’uomo con l’animale riconosciuto nella sua alterità ; questo presupposto, permette ai protagonisti degli incontri di realizzare, a mio avviso, una piccola realtà antispecista e non antropocentrica in cui l’umano e l’animale si affiancano in uno spazio condiviso e in misura paritaria. L’animale co-terapeuta, infatti, viene riconosciuto nella sua diversità, ma anche nella sua soggettività  per cui non è considerabile come res, ma bensì come soggetto consapevole che si spende in uno spazio condiviso. 

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