IHP Italian Horse Protection è un’associazione che combatte per tutelare e proteggere i cavalli e gli altri equidi e inoltre gestisce il primo centro di recupero in Italia per equidi maltrattati, con sede a Montaione (FI), riconosciuto con Decreto del Ministero della Salute.

Una mission correlata a quella principale è il contrasto dell’abuso e lo stop della macellazione degli equini. Già qualche anno fa IHP, con il suo presidente Sonny Richichi, ha pubblicato uno studio sulle etichette presenti sulle confezioni della carne equina, in cui si evidenziava come, in realtà, non era indicata la provenienza dei cavalli che finiscono al mattatoio e quindi della carne che finisce sulle tavole.

In un nuovo studio pubblicato un mese fa, Italian Horse Protection evidenzia la notevole discordanza tra la quantità di equidi macellati secondo l’Istat, con riferimento all’anno 2017, e quella secondo la banca dati nazionale dell’Anagrafe Equina: 28.181 contro i 46.053.

Secondo il presidente di IHP «l’Anagrafe equina è gestita in modo molto confuso a causa, anche, di una normativa che andrebbe modificata. La specie equide è l’unica specie a non avere un’anagrafe gestita dal Ministero della Salute ma bensì dal Ministero delle politiche agricoli e forestali (MIPAAF), che, a sua volta, rimanda alle varie associazioni degli allevatori provinciali e/o regionali». Secondo Sonny Richichi tutta questa confusione ha creato, nel corso degli anni, un’anagrafe molto frastagliata, non favorendo le registrazioni e non facendone pervenire molte.

Questa nuova ricerca di IHP apre uno scenario abbastanza inquietante: oltre a non esserci la tracciabilità delle carni macellate, non vi è nemmeno la tracciabilità e sicurezza riguardo i cavalli pervenuti al macello. Qualche anno fa, la Federazione degli Ordini dei Veterinari Italiani aveva diffuso i dati di una ricerca secondo cui, tra tutti i cavalli che arrivano a essere macellati, solo una piccola percentuale proviene da appositi allevamenti. E gli altri cavalli? Se ad esempio, nel 2015, in tutto i cavalli macellati sono stati 49.350, di cui 22.640 importati dall’estero e solo circa 5-6.000 erano stati allevati a scopo di macellazione, gli altri restanti capi da dove provengono?

L’ipotesi più plausibile è che la macellazione venga utilizzata come valvola di sfogo dagli sport equestri e dal mondo delle corse ippiche.

«Solitamente — afferma Sonny Richichi — il cavallo infortunato o non più “utile” viene venduto o, come si dice in gergo, “dato via”, magari senza la consapevolezza o certezza che il povero cavallo varchi le porte del mattatoio».

Un po’, come ci racconta Sonny, come la triste storia dei cavalli da corsa, che finiscono a trainare carrozze con turisti per le grandi città d’arte d’Italia.

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