Le Fiandre mettono gradualmente al bando la macellazione senza stordimento, che dal prossimo anno sarà progressivamente vietata, in base a un accordo sottoscritto tra le maggiori forze politiche, in attesa di formale approvazione parlamentare. Nella regione più ampia e popolosa del Belgio, dal 2019 pecore e capre dovranno essere uccise previo stordimento, senza possibilità di eccezioni per motivazioni religiose. Per i bovini, invece, si prospetta un passaggio più lento: in un primo momento lo stordimento sarà obbligatorio ma potrà avvenire anche immediatamente dopo l’incisione; si tratta di una prescrizione temporanea, che resterà valida fintanto che non saranno disponibili nei macelli dei metodi di stordimento affidabili che precedano il dissanguamento, il che dovrebbe probabilmente già avvenire nel 2020 o comunque negli anni immediatamente successivi.

A livello europeo, il Regolamento (CE) n. 1099/2009 del 24 settembre 2009 (PDF), relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento, prevede in via generale che gli animali siano abbattuti «esclusivamente previo stordimento» al fine di evitarne o comunque limitarne la sofferenza durante la successiva fase di dissanguamento, precisando che la perdita di coscienza e di sensibilità dev’essere mantenuta fino alla morte. Tuttavia, viene anche prevista un’esplicita deroga per il rispetto di «particolari metodi di macellazione prescritti da riti religiosi». Il riferimento è alle tradizioni halal e kosher, che prevedono appunto che l’animale non possa perdere coscienza prima dell’incisione. Più nel dettaglio viene effettuato il taglio di carotidi, giugulare, trachea ed esofago per consentire il dissanguamento dell’animale. La maggiore differenza è nella pedata di coscienza, che nella macellazione rituale avviene lentamente, mentre in quella standard è quasi istantanea.

Macellazione rituale in un mattatoio italiano. Immagine di Animal Equality Italia.

Il riconoscimento delle ipotesi concrete in cui questa deroga può trovare applicazione viene demandato a ciascuno degli stati membri, insieme alle procedure eventualmente necessarie per ottenere l’autorizzazione da parte delle competenti autorità sanitarie. Allo stesso modo, uno Stato membro è pienamente legittimato a prevedere un divieto di macellazione rituale, trattandosi di una norma che garantisce un miglioramento degli standard di benessere animale.

Tornando al caso fiammingo, l’associazione belga GAIA (Global Action in the Interest of Animals) rivendica questo successo dopo anni di impegno ed il suo presidente Michel Vandenbosch osserva con soddisfazione che «a centinaia di migliaia di pecore e bovini saranno finalmente risparmiate le sofferenze che gli vengono inflitte quando gli viene tagliata la gola mentre sono pienamente coscienti».

Quale è l’impatto di questa novità? Attualmente in Europa il tema della macellazione rituale è dibattuto e rappresenta un argomento politicamente delicato, poiché questo tasto è spesso toccato da movimenti nazionalisti e xenofobi come pretesto per criticare l’immigrazione, quindi in funzione strumentale per fomentare odio razziale più che per il sincero interesse a lenire la sofferenza degli animali. Si tratta di una tematica che invece andrebbe affrontata e risolta sul piano etico, dovendosi porre il dubbio se sia accettabile che nonostante la legge richieda di evitare il più possibile stress e dolore per gli animali durante la macellazione, si possa comunque facilmente derogare a tale principio, chinando la testa davanti a prescrizioni o semplici tradizioni religiose. Non vi è un esito scontato, potendo il pendolo pendere dalla parte della tutela degli animali, esseri senzienti che indubitabilmente soffrono in modo indicibile durante la macellazione senza stordimento, oppure a favore dell’interesse dell’uomo a perpetrare le proprie usanze e tradizioni.

Non a caso, nel continente sono state adottate soluzioni diverse, anche se tuttora predomina l’orientamento che vede prevalere il rispetto della libertà religiosa sulla tutela del benessere animale. In base a questo principio, nella maggioranza dei Paesi, compresa l’Italia, la macellazione rituale è pienamente consentita. Non mancano però le eccezioni: secondo dati raccolti da Eurogroup for Animals lo stordimento è richiesto dalla legge prima del dissanguamento senza eccezioni in Svezia, Norvegia, Svizzera, Islanda, Slovenia e Danimarca; in Finlandia le due operazioni devono avvenire simultaneamente, mentre in Austria, Estonia, Lettonia e Slovacchia è comunque obbligatorio effettuare lo stordimento immediatamente dopo l’incisione. Si registra quindi un consenso sempre più ampio a favore dell’abolizione delle pratiche tradizionali, giudicate contrarie alla coscienza collettiva ce comunemente ripugna la violenza gratuita verso gli animali e inadatte rispetto all’attuale livello di civiltà, che ha dato per assodata l’esistenza di modalità in grado di ridurre la sofferenza durante la macellazione .

L’esempio delle Fiandre si pone quindi come un importantissimo e coraggioso precedente nel senso di rafforzare la tendenza all’abolizione della macellazione rituale in Europa. Va osservato che questa decisione è scaturita da un accordo tra tutte le forze politiche e questo ampio consenso lascia sperare che un simile percorso possa in futuro essere attuato anche in Vallonia (la regione di lingua francese) e nella regione della capitale Bruxelles, estendendosi quindi all’intero Paese.

A livello politico, è importante il superamento del canone di prevalenza delle tradizioni religiose rispetto al benessere animale, che assume una rilevanza simbolica nel dibattito in corso sulla accettabilità etica della macellazione rituale ma anche per quanto riguarda altre pratiche tradizionali violente. Va anche tenuto conto che il Nord Europa ha guidato il progresso della normativa a livello comunitario a tutela del benessere animale e maggiori saranno i Paesi in cui la macellazione rituale verrà vietata, più saranno le probabilità di vedere recepire questo principio a livello europeo.

Non mancano purtroppo esempi dissonanti, come lo stop della Corte costituzionale polacca del dicembre 2014 alle norme che vietavano la macellazione halal e kosher, giustificato proprio in base al principio del rispetto della libertà religiosa garantita dalla Costituzione. Sempre nel 2014, il Parlamento lituano ha approvato una legge che legalizza la macellazione senza stordimento per motivi religiosi, allo scopo di stimolare l’export di carne verso i paesi mediorientali. Di segno opposto l’annuncio del Ministro per l’Agricoltura danese, che nel 2015 aveva annunciato un divieto di esportazione di carne da animali uccisi senza stordimento.

Come dicevamo, in Italia la macellazione rituale è consentita. Interessante il parere del Comitato nazionale di Bioetica, che nel 2003 si era espresso a favore della sussistenza di questa pratica, sostenendo il primato ontologico dell’essere umano su tutte le forme di vita. Questo principio viene posto alla base della tutela delle macellazioni rituali, considerate quale «manifestazione della libertà religiosa, che della vita umana è dimensione fondamentale». Tuttavia, il Comitato riconosce che «il principio della protezione degli animali e della tutela del loro benessere […] ha acquisito un crescente rilievo nella coscienza sociale» e che occorre «valorizzare tutte le possibilità di ridurre o annullare la sofferenza degli animali che è connessa ad ogni forma di macellazione». Auspica quindi il Comitato «che vengano sostenute le riflessioni e le ricerche che, in ambito religioso e scientifico, sono volte a trovare un punto di composizione tra le pratiche dettate dal rispetto dei precetti religiosi e quelle volte a ridurre la sofferenza animale» e «che venga sviluppata la ricerca sulla possibilità di ricorrere a forme di stordimento che siano accettabili in base alle norme religiose, come peraltro in alcuni casi sembra già verificarsi».

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