3. La testimonianza di S.P.

Ruolo centrale nella vicenda è stato ricoperto dalla signora S.P. che si è prestata a collaborare con le forze dell’ordine al fine di raccogliere elementi utili alle indagini. A seguito del rifiuto della donna di affidargli i gattini per cui il F. l’aveva ripetutamente contattata, lo stesso aveva iniziato a molestarla tempestandola di telefonate e inviandole, da utenze telefoniche sempre diverse, numerosi messaggi contenenti espliciti riferimenti sessuali. Questa circostanza, che ha portato poi il F. alla condanna per atti persecutori in danno della P., è stata sfruttata dagli inquirenti per poter raccogliere il maggior numero di elementi a carico del killer. Dalla corrispondenza intercorsa con l’uomo è emerso che lo stesso aveva iniziato ad uccidere gatti nel febbraio del 2014 e che la sua prima vittima era stata una femmina adulta morta per strangolamento che il Facchinetti aveva adottato in un gattile della zona. Solo successivamente S.P. venne a sapere che anni prima l’uomo aveva provato ad impiccare due cani di razza beagle per poi ripiegare sui gatti, più facili da reperire e da uccidere. Durante una conversazione in particolare la donna era riuscita anche a far rivelare al killer la sua data di nascita e a farsi inviare delle foto personali e immagini che ritraevano il suo appartamento. Elementi utilissimi che hanno consentito di operare un confronto con le fotografie della gattina seviziata e collocarla così nella camera da letto dell’uomo. Dallo scambio intercorso fra la donna e il F. era altresì emerso che lo stesso usasse cibarsi dei gatti e che lo facesse in compagnia: “li mangiamo”, “loro li pelano e li cuociono”. L’uomo aveva addirittura fornito alla P. la ricetta con cui era solito cucinarli: vino, sale grosso, salvia, burro ed olio; oltre ad alcuni raccapriccianti consigli culinari quali ad esempio quello di preferire le femmine, la cui carne è più sapida o riguardanti il modo in cui infarcire una teglia: 12 cuccioli oppure 4 esemplari adulti da servire con patate e polenta. Nonostante le dichiarazioni rese dalle denuncianti e le risultanze della perquisizione dall’istruttoria non è emerso con assoluta chiarezza che il F. usasse effettivamente cibarsene.

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