Caro Governo ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome sei molto impegnato cercherò di ricordarti un po’ di cose.

L’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va.

La televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione, e tutti quanti stiamo già aspettando… anzi siamo tutti ancora in attesa che Tu metta la parola fine all’utilizzo degli animali all’interno dei circhi.

Con questa promessa, quella appunto di non utilizzare più gli animali negli spettacoli circensi (e con tante altre) la politica italiana aveva salutato l’arrivo del 2018. Il Parlamento italiano, ormai un anno fa, con una legge delega aveva infatti affidato al Governo — allora capitanato da Gentiloni — questo compito.

Si ricorre alla legge delega laddove viene individuata una preferenza del potere esecutivo (il Governo) rispetto a quello legislativo (il Parlamento) e questo quando il primo appare più adatto a provvedere stante la tecnicità  della materia da disciplinare. In buona sostanza il Governo riceve dal Parlamento una sorta di appalto a realizzare entro un certo tempo una legge secondo direttive e principi che lo stesso Parlamento, per dettato costituzionale, ha l’obbligo di indicare con precisione e determinatezza. L’opera commissionata prenderà il nome di decreto legislativo e, nel caso che qui si commenta, avrebbe dovuto essere completata entro il 27 dicembre 2018.

L’anno previsto per confezionare il decreto legislativo è ormai scaduto e di esso non si ha traccia. Ma questo è il minore dei problemi. E probabile che un decretino mille-proroghe allunghi il tempo per l’esercizio della delega. Nella prassi parlamentare questo accade con frequenza. Improvvise appaiono deleghe ad hoc contenute in leggi di conversione di decreti legge sempre ad hoc che risolvono ogni ritardo dell’esecutivo. Forse una usurpazione del Governo a danno di quello del Parlamento che, conviene ricordare, è l’unico a essere titolare della funzione legislativa che, nel caso di legge delega, è solo esercitata dall’esecutivo restando ben saldo in capo al Parlamento il potere di fare le leggi.

Principio non a caso ribadito dalla Corte Costituzionale già nel 1957 (sentenza n. 3).

Quello che (mi) preoccupa (e forse dovrebbe preoccupare gli animalisti più convinti) è il fatto che più lungo è il tempo di esercizio della delega quanto più è concreto — almeno in astratto — il pericolo che il delegato (l’esecutivo) possa subire l’influenza di contingenti particolari condizioni politiche e di fatto. Eventualità non trascurabile se consideriamo il perenne stato di fibrillazione atriale che caratterizza lo stato di salute dei governi italiani che, come è noto, si succedono nel tempo come le nuvole in cielo in una giornata di primavera. Di contro non è azzardato ritenere che un anno potrebbe risultare un termine quasi irrealistico a sentire le eccezioni sollevate dai simpatizzanti dell’utilizzo degli animali all’interno dei circhi. Personalmente non lo credo, ma il mio pensiero è decisivamente irrilevante.

Ancora di più sono preoccupato dall’oggetto di questo appalto giuridico che è l’istituto della legge delega. Nello specifico quella prevede (va) la «revisione e riassetto delle disposizioni in tema di attività  circensi, specificatamente finalizzate al graduale superamento dell’utilizzo degli animali nello svolgimento delle stesse». Punto, fine. L’aggettivo “graduale” avrebbe dovuto metterci già in allarme. Allarme che diventa sconforto una volta ascoltate le parole del Ministro Bonisoli che, sottolineando come pur esistendo già una legge (di delega) il Governo precedente non avesse provveduto a emanare i decreti attuativi come neanche una mera bozza di essi, prevede tempi non brevissimi per giungere all’atteso decreto legislativo.

Non può non venirmi in mente (invero ho solo consultato il sito del Parlamento) che negli ultimi venti anni solo un 60% delle deleghe è stata esercitata e che le ragioni sono intuibili. Con la legge delega al Governo viene affidato uno “sporco lavoro” che solitamente va a incidere in settori nevralgici della società  civile. A ciò si aggiunge — come già ricordato — l’alternanza degli esecutivi e la possibilità che quello nuovo non abbia alcun interesse all’esercizio di quella delega o comunque ad esercitarla nei termini indicati dal delegante. Riflessioni non di poco conto sol volgendo lo sguardo alle polemiche che hanno fatto da sfondo alla delegazione legislativa più recente. Non affiorano pensieri positivi.

E nella mia testa se ne agita uno di cattivo pensiero che porta a vedere riflettersi nella legge delega approvata una manovra prevalentemente simbolica, dettata al solo scopo di dimostrare alla collettività la capacità  di intervenire su di un problema sociale che (forse) non poteva essere oltremodo rinviato, considerate anche le imminenti elezioni politiche. Quel gioco di specchi attraverso cui una società cerca di mostrarsi migliore di quanto effettivamente non sia. Nell’ambito del diritto animale è accaduto, e negarlo sarebbe risibile. Quali e quanti “recenti” progetti di legge depositati in Parlamento e riconducibili alle tematiche animaliste hanno trovato sviluppo? Credo nessuno. Del resto il nostro legislatore è sempre stato prudente nel registrare mutamenti migliorativi in favore degli animali. Ancora oggi ci interroghiamo se l’animale sia o meno un essere senziente quando già nel 300 a.c l’imperatore Ashoka (forse il primo animalista e ambientalista della storia) aveva istituito ospedali e ricoveri per animali malati e anziani mentre il suo contemporaneo Teofrasto ne rivendicava in loro favore l’estensione dei diritti giuridici.

Le mie preoccupazioni hanno però una base anche (e soprattutto) giuridica e originano proprio dal’analisi del fenomeno della delegazione legislativa (che qui può essere solo accennata). Per dettato costituzionale la “fantasia” del Governo nel creare il decreto legislativo è di fatto assai limitata entro certi precisi confini e limiti prestabiliti dal Parlamento, in ossequio al principio per il quale — come già ricordato — una “legge” deve essere (e rimanere) espressione di un organo rappresentativo. In virtù di perversi quanto complessi meccanismi l’esecutivo nella sua recente esperienza di delegato legislativo non ha mancato di dare sfogo alla propria fantasia sino a sfidare l’eccesso di delega pur con il favore di una certa giurisprudenza costituzionale che, da qualche anno, pare avere mutato orientamento. Mi chiedo e chiedo: e se l’istituto della legge delega fosse quello che alcuni costituzionalisti definiscono un inganno giuridico? Se il Parlamento delega al Governo la creazione di una certa legge che non è in grado di elaborare (perché questo è il principio sotteso alla delegazione legislativa) quali principi e criteri può mai indicare al delegato (potere esecutivo) data la sua incapacità ad elaborare la legge stessa?

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