La definitiva abolizione dell’utilizzo degli animali al circo è stata delegata al Governo. I circensi continueranno ad utilizzare gli animali per i loro spettacoli, nel mentre il Governo (organo costituzionale fisiologicamente stabile come il tempo nei paesi del nord Europa) dovrà entro un anno emanare un provvedimento ad hoc che non sarà — come auspicavano gli animalisti — di graduale eliminazione, bensì (solo) di graduale superamento del loro utilizzo. Questo è quanto è stato partorito dal nostro legislatore con la legge 22/11/2017 n° 175, contenente “Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia”.

Temo si tratti, per quanto riguarda il circo, di una manovra prevalentemente simbolica, dettata al solo scopo di dimostrare alla collettività la capacità di intervenire su di un problema sociale che non può più essere ignorato, mostrando agli elettori quelle buone intenzioni che, in periodo pre-elettorale, potranno poi tornare utili. Occorre allora augurarsi che quelle intenzioni non rimangano tali e che ancora una volta non si sia voluto fare ricorso al gioco di specchi attraverso cui una società cerca di mostrarsi migliore di quanto effettivamente non sia. Nell’ambito del diritto animale è accaduto.

Ne ho discusso con Alberto Casartelli, autorevole medico veterinario e consulente tecnico in vicende di maltrattamento degli animali utilizzati nei circhi e negli zoo.

AC: Si è persa un’importante occasione. Il principio è importante ma, purtroppo, il legislatore non ci ha indicato che ne sarà degli animali che non vivranno più sotto i tendoni. Anzi ha posto tale incertezza come giustificazione dell’uso del termine “superamento” piuttosto che “eliminazione”.

Si fa una legge e non si considera — accorgendosene solo in corso d’opera — che non ci sono le strutture che permetteranno di dare esecuzione a quella legge. Lo trovo curioso, volendo usare un eufemismo.

Pur non credendo personalmente nella verginità del mondo circense, il vero problema ha un nome e cognome: anacronismo. Il circo deve rendersi conto che così come è strutturato non funziona più, non ha motivo di esistere. Ad un bambino che vede un leone correre nella savana gli si riempie il cuore. A quello stesso bambino vedere quello stesso leone rinchiuso all’interno di un rimorchio provoca stupore. Quello stupore lo porterà in fretta, molto in fretta, a ragionare e a domandarsi perché un leone può correre nella savana ed un altro leone deve restare chiuso in una gabbia o saltare un cerchio infuocato.

Se un bambino (i bambini restano gli unici spettatori innocentemente interessati al circo con gli animali) ha il diritto di rimanere ad occhi aperti nel vedere un elefante da vicino o la meravigliosa tigre del bengala ruggire, il genitore di quel bambino ha il dovere di spiegare che al circo gli animali non possono stare bene.

Si tratta di un fatto culturale prima ancora che un fatto etologico o di rilevanza giuridica. Quale è il valore sociale, educativo o divulgativo nel fare vedere un elefante che fa le capriole? Eppure il circo si abbevera ai contributi elargiti dallo stato grazie alla legge n. 337/1968 che riconosce al circo una funzione (sociale) che non svolge più, almeno per quanto riguarda l’utilizzo degli animali. Quella stessa legge che prescrive quell’altrettanto anacronistica regola, invisa alla più parte dei comuni, secondo la quale dovrebbe essere garantita un’area dedicata all’attendamento del circo in ogni comune. Le cronache dimostrano come tale garanzia sia disattesa. Retaggi di un passato ormai alle spalle.

FP: La polemica sull’utilizzo degli animali al circo ha assunto toni eccessivi e distanti da quella che è una costruttiva contrapposizione, come spesso accade quando si trattano temi contigui all’animalismo. È evidente che non sia in discussione la sopravvivenza del circo al quale va riconosciuta l’importanza che merita e che decreta la sua storia e il suo innegabile fascino.

Ritenere però che il non utilizzo degli animali determini la sua ineluttabile fine costituisce argomentazione di poco pregio. Il circo è in crisi a prescindere dall’utilizzo degli animali.  Evidentemente nulla è stato fatto per cambiare la tendenza. I circensi devono prenderne atto e adeguarsi, senza rivendicare maliziosamente la “uccisione”  di quella che continuano a definire la tradizione del circo. Quando hanno voluto e dovuto non hanno esitato a mutare la tradizione nel rispetto (necessario) del comune sentire. Tranne che con gli animali, forse con il concorso della politica che nel 2004 ha ritenuto che l’attività circense costituisse una sorta di area protetta relativamente alle disposizioni penali introdotte.

Area protetta che comunque non rende tutto consentito per divertimento o per lucro in quelle materie fatte salve dal citato art.19 ter ex legge 189/2004. Lo ha ribadito la cassazione penale nel 2012 (sentenza n.11606/12) scrivendo nero su bianco che le attività lesive di cui all’art19 ter godono di una immunità solo se svolte nell’ambito della normativa di settore. Melius abundare quam deficere.

Altra non irrilevante contraddizione del nostro sistema normativo è l’esistenza di una legge che vieta la detenzione di animali pericolosi per la salute e incolumità pubblica che però si arresta all’ingresso dei tendoni del circo e dei giardini zoologici (articolo 6 della legge n.150/1992). Un’altra perla del nostro legislatore come quella che prevede che le norme per la detenzione degli animali all’interno dei giardini zoologici (decreto Legislativo n.73 del 2005 ) non trovino applicazione agli animali detenuti nei circhi.

AC: Quello degli zoo è un altro tema che infiamma le polemiche delle associazioni animaliste. Occorre però fare una premessa. Lo zoo non deve mai essere mera esibizione di animali ma purtroppo lo può diventare.

Il nostro pianeta è sempre meno ospitale verso gli animali perché si distruggono i loro habitat naturali. Tutti gli animali, anche quelli meno conosciuti. Piaccia o no, l’unico obiettivo che deve avere uno zoo è quello di salvaguardare il patrimonio genetico delle specie animali in via di estinzione (e non sono poche) per poi poterlo conservare ed eventualmente reinserire in natura. Lo zoo deve essere luogo di ricerca, e mezzo di protezione e conservazione del genoma delle specie selvatiche ma anche domestiche. Perché conosciamo le infinite razze diverse dei cani e nulla sappiamo delle altrettanti infinite razze di galline o maiali?

È banale criticare lo zoo partendo dal presupposto che i comportamenti e le condizioni degli animali in natura siano assolutamente diverse da quelle ricostruite all’interno dei giardini zoologici. Nessuno lo nega. Lo sforzo è quello di ricreare condizioni quanto più verosimili, sotto il profilo climatico e di spazi, verificando che siano rispettati gli standard previsti dalle norme. Spesso invece ci si dimentica o si ignora l’obiettivo che uno zoo dovrebbe avere. Se, come gli accaniti detrattori degli zoo ritengono, alcun contributo viene fornito al mantenimento ed alla riproduzione delle specie a rischio di estinzione come ai programmi di ricerca riconosciuti dalla comunità scientifica, il discorso è altro e diverso, e non attiene all’animalismo.

FP : Sul circo con gli animali però non vedo attenuanti.

AC: E non ce ne sono. Non per i metodi discutibili di addestramento e nemmeno per i maltrattamenti, che sono eventuali derive negative di un fenomeno che è malato alla radice. Sorrido quando sento dire che non ci sarebbero dati scientifici che dimostrerebbero l’incompatibilità degli animali con la vita all’interno dei circhi. Vi è davvero la necessità di avere dati scientifici?

Mi piacerebbe sapere cosa potrebbero pensare dei bambini riuniti sotto un tendone, se gli spiegassimo che un elefante mediamente percorre 100 chilometri al giorno, che ama stare con la sua famiglia, con il suo gruppo e che all’interno del circo questo non può avvenire. Se durante il giorno gli viene concesso qualche metro quadrato di spazio per muoversi, di notte deve essere necessariamente legato a catena o, diversamente, guardato a vista. Altrimenti, come è accaduto, va a farsi un giro per la città che ospita il circo, con conseguenze facilmente immaginabili.

Danilo Mainardi sosteneva che l’abolizione dell’uso degli animali nei circhi avrebbe costituito un irrinunciabile progresso etico e culturale. Aggiungo che ritengo l’utilizzo di animali nel circo una forma di convivenza irresponsabile nei riguardi degli stessi.

Come non convenire, inoltre, sul fatto che i trasferimenti da una città all’altra (climi diversi, viaggi interminabili, spazi angusti all’interno dei mezzi di trasporto) costituiscano motivo di stress per gli animali. Chiunque, tra quei bambini idealmente riuniti sotto al tendone del circo cui prima alludevo, possieda un cane o un gatto, non farà fatica a comprendere quali problemi rappresenti il viaggio per gli animali del circo.

Non credo davvero vi sia altro da aggiungere. Come dite voi avvocati, la sofferenza degli animali nei circhi è in re ipsa. E non può non risultare acclarata e accertata da chi ha il dovere istituzionale di provvedere a tanto.

FP: Volendo dare una conclusione a questa nostra chiaccherata, caro dottore, sono sempre più persuaso che il nostro ordinamento sia impermeabile ad ogni riconoscimento di dignità (costituzionale o per via legislativa) in favore degli animali. E quasi mi viene da pensare che forse è meglio che non intervenga, o non intervenga subito se il prezzo da pagare è poi quello di una norma che invero afferma una cosa ma ne pensa un’altra.

Riconoscere oltre ad una protezione anche una dignità in favore degli animali, sia a livello di codice civile che a livello costituzionale, non determinerebbe credo l’immediata cessazione di ogni angheria verso gli animali ma, forse, ci potrebbe fare aspirare a scenari diversi e migliori per quanto riguarda il diritto animale. Diversamente, dobbiamo necessariamente prendere atto che nel nostro ordinamento oggi il maltrattamento degli animali tutela esclusivamente cani e gatti.

Quanto all’elefante tenuto a catena, recentemente la Cassazione penale condannando un gestore di circo ha espressamente stigmatizzato tale comportamento che, differentemente da quanto sostenuto dalla difesa del circense, non aveva carattere temporaneo e dovuto a esigenze contingenti (di sicurezza) bensì era l’unico modo per tenere sotto controllo l’elefante quando non era intento a fare — obtorto collo — capriole in pista.

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