Nota: questo articolo riprende il contenuto del mio intervento in occasione del MiVeg 2015.


Collaborando con alcune associazioni per i diritti animali, capita spesso che mi vengano inoltrate richieste di chiarimenti in merito a situazioni in cui gli animali sono detenuti o sfruttati in condizioni ritenute eticamente inaccettabili, contrarie alle loro esigenze etologiche.

In genere, chi scrive racconta un caso specifico e vuole sapere se vi sia o meno maltrattamento. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di casi in cui le modalità di detenzione o di sfruttamento non raggiungono quel grado di gravità richiesto alla legge affinché si possa configurare il reato di maltrattamento, anche se offendono la sensibilità individuale o collettiva.

Per fortuna, molti comuni si sono dotati di regolamenti comunali per la tutela del benessere degli animali contenenti appositi obblighi e divieti, assistiti da relative sanzioni. Si tratta di disposizioni locali, diverse in ciascun comune, che racchiudono norme specifiche sugli animali, anche se alcune disposizioni possono essere contenute in altri regolamenti comunali (ad es. a Milano la norma che consente l’accesso ai cani nei cimiteri è contenuta nel regolamento sui servizi cimiteriali). Sono elaborati con il contributo essenziale del Garante dei Diritti Animali (nei comuni in cui è presente) e spesso con il coinvolgimento delle associazioni per i diritti animali locali.

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Aragoste vive sul ghiaccio, un’abitudine ancora troppo diffusa.

I regolamenti dettano le regole essenziali in materia di detenzione degli animali e vietano comportamenti che urtano contro la sensibilità comune, quali l’esposizione di animali in fiere e mostre, l’offrirli come premio in gare e altri eventi, la detenzione in gabbie troppo piccole o con catene fisse e/o troppo corte, l’accattonaggio con gli animali, la prassi di tenere i crostacei vivi sul ghiaccio o i pesci rossi in bocce, l’ostacolare chi si prende cura delle colonie feline e così via. Oltre a vietarli, prevedono delle sanzioni, che dovrebbero avere efficacia deterrente, anche se in genere sono molto basse (nei limiti di 500 euro).

È molto importante conoscere queste norme locali, perché sono uno strumento utile per risolvere molte situazioni spiacevoli e offrono una tutela complementare alla legge penale o alle leggi statali e regionali che tutelano gli animali. Inoltre, sono facilmente modificabili, quindi rispondono più rapidamente della legge penale ai cambiamenti della sensibilità verso gli animali. Tradotto in parole semplici, se nel nostro comune si svolge una fiera con animali, sarà utile spingere affinché venga approvato un regolamento che vieti questo genere di eventi, piuttosto che limitarsi a fare un presidio di protesta.


Il Garante dei Diritti Animali

Istituito in alcuni comuni, in alternativa all’Ufficio Diritti Animali (UDA), ha un ruolo fondamentale per migliorare la vita degli animali:

  • Riceve segnalazioni e reclami dai cittadini, denuncia e segnala all’autorità giudiziaria i reati contro gli animali, dà impulso alle indagini da parte di Polizia Locale, ASL e atri enti;
  • Elabora campagne di sensibilizzazione e progetti per migliorare la vita degli “abitanti non umani”, segnalando alla Giunta e al Consiglio l’opportunità di adottare provvedimenti, formulando proposte concrete;
  • Collabora con i servizi veterinari della ASL, con le associazioni presenti sul territorio, con la facoltà di veterinaria dell’Università e altri enti o istituzioni;

Come verificare se il propri comune è provvisto di un simile regolamento? Basta cercare sul sito istituzionale (a breve inseriremo un elenco). Se il comune in cui si vive non è tra quelli virtuosi, è importante impegnarsi per far sì che il regolamento venga approvato. In un successivo articolo vi forniremo delle linee guida e anche una bozza da cui partire. Nel frattempo, se avete urgenza di intervenire potete contattarci e vi indicheremo come procedere.

Affinché queste norme non restino lettera morta, è importante che ogni cittadino le conosca e si impegni a pretendere il loro rispetto. Questo perché non sempre sono previste sanzioni efficaci, inoltre i controlli sono carenti e in caso di segnalazione le autorità (polizia locale o municipale) spesso non intervengono, perché sostengono di avere altre emergenze o di non essere competenti.

Cosa fare in caso di scarsa collaborazione delle autorità? Il consiglio è di insistere, in maniera pacata. Se possibile, fate delle fotografie, per documentare la violazione delle norme e quando vi recate dalla polizia locale per mostrarle, munitevi anche di copia del regolamento comunale (perché purtroppo non sempre ne sono a conoscenza).

Altro consiglio è di interpellare un’associazione che abbia esperienza di casi simili o segnalare l’accaduto alla Guardie Zoofile (qui i recapiti dei gruppi OIPA), se presenti nel proprio territorio.


Alcune norme locali

Anche se i divieti variano molto da città a città, ce ne sono alcune abbastanza comuni o che meritano attenzione, perché particolarmente innovative. Ve ne segnalo alcune, lasciandovi alla curiosità di scoprire quelle previste dal regolamento della vostra città.

Divieto di detenere crostacei vivi sul ghiaccio. Si tratta di una situazione comune in supermercati e ristoranti. Tra le città maggiori, il divieto previsto a Roma, Monza e Ferrara (a Roma è vietato anche anche legare le chele). Queste norme sono state inserite a seguito di una battaglia condotta dalla LAV del 2007, che sulla base del parere di un etologo denunciava questo trattamento come fonte di crudeltà e sofferenza per gli animali. Negli anni ci sono state alcune condanne isolate come maltrattamento, tuttavia la sanzione amministrativa è chiaramente più efficace, perché vieta direttamente il comportamento e applica la sanzione in caso di violazione.

Divieto di accattonaggio con animali. Presente in tutti o quasi i regolamenti, serve a impedire che si possa richiedere l’elemosina facendo leva sul senso di pietà verso gli animali (solitamente cani e in genere da parte di senzatetto o artisti di strada), che potrebbero non essere detenuti in buone condizioni. Non sempre ciò è vero, però la norma chiara e può essere invocata per far intervenire le autorità in caso di animali visibilmente in cattive condizioni.

Circhi con animali. Qui si apre un capitolo apposito. Si tratta di un grande classico dei regolamenti comunali, che nello scorso decennio (dal 2000 in poi) se ne sono occupati diffusamente in tutta Italia, vietando l’attendamento di circhi con animali e/o animali esotici. Ogni volta che i circensi hanno impugnato questi divieti, i TAR gli hanno dato ragione annullandoli, perché configgono con la normativa nazionale del 1968 che riconosce la funzione sociale del circo equestre e degli spettacoli viaggianti. Attualmente, i comuni stanno prevedendo versioni più “soft” di regolamenti, ad esempio l’obbligo di rispettare linee guida elaborate dalla Commissione CITES presso il Ministero dell’Ambiente, che costituiscono dei criteri minimi di detenzione degli animali esotici nei circhi (ma che in assenza di adeguato supporto da parte dei servizi veterinari della ASL, sono sostanzialmente inutili).

Colonie feline. Le colone feline sono già riconosciute e tutelate dalla legge nazionale e dalle varie leggi regionali, tuttavia i regolamenti comunali completano i punti in cui queste sono carenti. Ad esempio, l’art. 11, comma 4 del Regolamento in vigore a Milano prevede che «Di norma le colonie feline che vivono in libertà sul territorio non possono essere spostate dal luogo dove si sono stabilite. La cattura dei gatti che vivono in stato di libertà è consentita solo per la sterilizzazione e per le cure sanitarie necessarie al loro benessere, come previsto dalla normativa vigente. Chiunque somministri alimenti ai gatti che vivono in libertà deve provvedere a mantenere i luoghi interessati in buone condizioni di pulizia ed igiene».


Da ultimo, una curiosità. La bozza del nuovo regolamento per il Comune di Milano, elaborata dal Garante dei Diritti Animali, prof. avv. Valerio Pocar prevedeva il divieto per i ristoranti di conservare le aragoste vive e l’obbligo di avere almeno due pesci rossi negli acquari, perché considerati animali sociali. Purtoppo queste norma innovative non sono passate, per l’opposizione dei Consigli di Zona. L’avanzamento della sensibilità purtroppo non sempre è così rapido come immagineremmo.

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