Siamo abituati a considerare i cani membri della nostra famiglia e come tali degli inseparabili compagni di vita, anche se nonostante ci accompagnino da migliaia di anni, purtroppo questi amici sono ancora troppo spesso considerati come vite di cui disporre e diventano facilmente vittima di abbandono o di soppressioni per futili motivi. Ad ogni modo, i cani insieme ai gatti sono considerati animali d’affezione (anche detti da compagnia o domestici) e godono per tale ragione di uno status sicuramente più elevato all’interno della società umana rispetto a quello delle specie classificate come “da reddito”, tanto che in Italia sin dal 1993 è diventato illegale sopprimere cani e gatti randagi o abbandonati e vi è un elevato numero di strutture che li accolgono e cercano loro una sistemazione. Specifiche normative locali si premurano di stabilire criteri di detenzione minimi per le specie domestiche, al di sotto dei quali si configura il maltrattamento e pian piano si stanno facendo strada norme come quelle della Regione Emilia Romagna approvate nel 2013 che vietano la detenzione di cani alla catena.

Inoltre, sono previste specifiche sanzioni penali per l’abbandono di animali domestici, che si aggiungono ai reati di uccisione, maltrattamento e malgoverno di animali, previsti in via generale per tutte le specie animali ma che purtroppo tollerano notevoli eccezioni per quelle cosiddette da reddito e sono invece applicabili senza limitazioni proprio agli animali d’affezione.

Tuttavia, nonostante questo quadro positivo, vi sono dei casi in cui la coscienza collettiva pur essendo mutata nel tempo, non è riuscita ad imporre cambiamenti alla struttura specista della società. I cani utilizzati per la caccia, ad esempio, sono spesso considerati dai cacciatori alla stregua di oggetti e detenuti in condizioni pessime in box troppo stretti, sporchi e privati di ogni possibilità di socializzazione con umani o altri loro simili. Sono molti i sequestri che testimoniano quanto tanti cacciatori considerino i cani dei meri accessori per la caccia, da sostituire al minimo cenno di cedimento. Non mancano racconti di cani uccisi con una fucilata o annegati con una corda al collo.

Questa sciagurata condizione non risparmia questi cani in nessuna parte del mondo, tuttavia la situazione peggiore si registra forse in Spagna, dove gli agili levrieri spagnoli o galgos sono utilizzati per la caccia alla volpe. Questi cani vengono fatti nascere a migliaia e poi tenuti rinchiusi in tanti in piccole baracche nei boschi e spesso sono malnutriti, per far sì che corrano più velocemente dietro le prede.

I levrieri hanno un temperamento mansueto, sono sensibili e intelligenti e potrebbero essere degli ottimi cani da compagnia. Invece, ogni anno ne vengono abbandonati o uccisi a migliaia al termine della stagione venatoria, oppure appena si ammalano o smettono di correre abbastanza velocemente.

Il catalogo della bestialità umana racconta di cani gettati vivi nei pozzi, trascinati dalle auto, abbandonati nelle campagne con le zampe rotte. Ma il metodo forse più efferato e violento per disfarsi dei cani già sfruttati è per tradizione l’impiccagione ad un albero, un macabro rituale che si ritiene porti fortuna al cacciatore. Trattandosi di uccisioni clandestine, i numeri non sono certi ma secondo le associazioni che seguono da vicino la triste vicenda dei galgos, sarebbero diverse migliaia di levrieri ogni anno vittime di queste tradizioni retrograde segno di insensibilità e mancanza di empatia.

I levrieri vengono anche utilizzati come cani da corsa nelle isole britanniche e negli USA, dove muovono un enorme giro di denaro, alimentato dalle commesse. I Greyhounds, allevati appositamente per trasformarsi in macchine da corsa e gareggiare nei cinodromi, sono anch’essi considerati meri strumenti e come tali confinati per tutta la loro vita in piccole gabbie o box da cui escono solo per allenarsi.

I numeri sono spietati: a fronte di circa 50mila cani allevati ogni anno, la metà circa vengono soppressi prima dei due anni di vita perché inidonei per le corse. I rimanenti vengono avviati alle corse, a causa delle quali subiscono spesso gravi incidenti come arti spezzati, fratture e paralisi che sono quasi sempre causa di facile soppressione. Questo poiché anche quando potrebbero essere curati, è altamente probabile che non potranno tornare a gareggiare come prima, il che rende antieconomico investire nella loro salute e continuare a pagare per la registrazione come cane da corsa. Per questo, i proprietari preferiscono acquistare un nuovo greyhound da registrare per le corse e sopprimere quello ferito, che ha perso ogni utilità.

Quelli che sopravvivono a lungo nel mondo delle corse, vengono comunque uccisi dopo 3-4 anni, quando diventando troppo vecchi per gareggiare costituiscono un peso per il proprietario, allo stesso modo di quelli feriti. L’industria delle corse ha tentato di darsi un’immagine positiva, lanciando un programma di adozioni dei cani a ”fine carriera” ma i dati parlano di circa 20mila greyhounds soppressi ogni anno in Irlanda e Regno Unito, a fronte di appena 4.600 adozioni.

Per fortuna, grazie alle proteste portate avanti dalle associazioni animaliste negli anni, negli USA le corse sono state rese illegali in sempre più Stati e attualmente sono praticate in soli 7 Stati. Conseguentemente, il numero di cani impiegati nelle corse oltreoceano è passato in dieci anni da 25mila a poco più di 10mila.

Anche in Europa, vi sono timidi segnali positivi: da alcuni anni in Gran Bretagna il settore è in crisi per riduzione del numero di scommesse e conseguente calo dell’utile dei bookmakers e anche se il numero di cani impiegati non diminuisce, le minori entrate hanno portato a un calo continuo nel numero di addestratori.

La passione per questo triste “sport” non ha risparmiato in passato anche l’Italia, dove fino al 2002 è stato attivo un cinodromo, vicino Roma. Attualmente, le corse con scommesse sono diventate illegali ma resistono ancora alcuni cinodromi amatoriali e il triste giro delle corse clandestine organizzate dalla criminalità organizzata.

Negli ultimi anni sono nate tantissime associazioni che si occupano del salvataggio e recupero, anche psicologico e comportamentale, dei levrieri sottratti al giro delle corse o abbandonati dai cacciatori in Spagna. Queste associazioni hanno svolto un ruolo incredibile nel cambiare la vita di migliaia di cani e nel sollevare consapevolezza su queste pratiche, che ci auguriamo possano presto essere consegnate alla storia.