La Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, ha parzialmente riformato la sentenza di condanna emessa dal GUP del Tribunale di Bolzano per i reati contestati all’imputato di violenza sessuale aggravata, atti persecutori, uccisione di animale, disponendo altresì l’applicazione della misura di sicurezza, a pena detentiva espiata, della casa di cura e lavoro.

Le sentenze di merito accertavano che l’imputato aveva costretto la vittima in due occasioni a subire un rapporto sessuale completo, previa ingestione di una sostanza che la rendeva incapace di agire, nonché di aver compiuto atti persecutori nei confronti della vittima e, infine, di aver cagionato, per crudeltà e senza motivo, la morte dei conigli della persona offesa.

Al di là della sanzione di inammissibilità del ricorso proposto davanti alla Corte di cassazione, merita attenzione il dato — di per sé marginale nell’economia della vicenda e che può essere solo intuito dalle poche righe che la sentenza dedica a questo profilo — del concorso materiale dei reati contestati all’imputato riconosciuto colpevole. Accanto a reati contro la libertà individuale della persona offesa, vittime trasversali di un rapporto evidentemente malato, sono stati i conigli della persona offesa.

La sentenza di sei anni e otto mesi di reclusione, oltre alla misura di sicurezza, è stata quindi confermata.

Per una panoramica, volendo, “Degli animali & della famiglia, ovvero gli animali nel Libro I del Codice civile” (edito da Key Editore) che affronta, tra l’altro, il tema della crudeltà verso l’animale quale “capro espiatorio” di ossessioni patologiche e non.

Nella prossima pagina riportiamo il testo integrale della sentenza.

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